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Markers tumorali
Autore/Fonte: Dott. P. Incoronato
Ultimo aggiornamento 15/07/2011
- Che tipo di alterazioni è possibile rilevare negli esami ematologici praticati nel paziente affetto da neoplasia?
- Quali sono le alterazioni a livello ematico più importanti?
- Quali sono le alterazioni a livello biochimico più importanti nel paziente affetto da neoplasia?
- Che cosa sono i markers tumorali?
- L’aumento del valore ematologico di un marcatore tumorale può avere significato diagnostico?
- L’aumento del valore ematologico di un marcatore tumorale può avere significato prognostico?
- Quali sono i markers tumorali più frequentemente utilizzati in oncologia?
- Che tipo di alterazioni è possibile rilevare negli esami ematologici praticati nel paziente affetto da neoplasia?
- Tali esami permettono di rilevare alterazioni sia a livello ematico e cioè della parte corpuscolata del sangue (componente cellulare), sia a livello biochimico e cioè della parte liquida del sangue (componente plasmatica).
- Quali sono le alterazioni a livello ematico più importanti?
L’esame di laboratorio che studia le cellule del sangue periferico e cioè i globuli rossi , le piastrine e i globuli bianchi (a loro volta suddivisi in neutrofili, linfociti, eosinofili, monociti e basofili), è l’esame emocromocitometrico (emocromo), il quale ci consente di rilevare le seguenti alterazioni:
anemia: definita come riduzione dei globuli rossi o della emoglobina in essi contenuta Hb<12g/dl nella donna; Hb<14g/dl nell’uomo (l’emoglobina è una sostanza che trasporta l’ossigeno dal sangue ai tessuti periferici);
può essere causata da:- ridotta produzione di globuli rossi per un danno del midollo osseo dovuto a infiltrazione del tumore e/o ai trattamenti antitumorali (chemioterapia e radioterapia)
- carenza di sostanze necessarie alla maturazione dei globuli rossi come ferro, vitamina B12 e folati indotta dal tumore
- perdita di sangue legata direttamente alla malattia neoplastica;
neutropenia: definita come calo del valore dei neutrofili al di sotto di 2,000; nella maggior dei casi è dovuta ad una ridotta produzione per un danno del midollo osseo dovuto a infiltrazione del tumore e/o ai trattamenti antitumorali (chemioterapia e radioterapia);
neutrofilia: definita come aumento del valore dei neutrofili , in genere legata ad infezioni acute frequenti nel paziente oncologico o più raramente conseguenza diretta di malattie linfoproliferative (leucemia mielocitica….) o ancora legata a trattamenti con cortisonici;
linfocitopenia: definita come calo del valore dei linfociti al di sotto di 1.000 mm3 come conseguenza di infezioni virali, trattamento con cortisonici e più raramente dovuta a danni midollari da citostatici;
linfocitosi: definita come aumento del valore dei linfociti al di sopra di 4.000 mm3, può essere dovuta ad infezioni oppure a malattie linfoproliferative (leucemie linfocitiche, linfomi);
piastrinopenia: definita come riduzione del numero delle piastrine al di sotto di 100.000 mm3; è dovuta sopratutto a ridotta produzione per danno a livello del midollo osseo da infiltrazione del tumore e/o da terapie antitumorali (radioterapia, chemioterapia);
piastrinosi: definita come aumento del valore delle piastrine le cui cause principali sono, nei pazienti affetti da cancro, le malattie linfoproliferative e mieloproliferative, l’asportazione della milza.
- Quali sono le alterazioni a livello biochimico più importanti nel paziente affetto da neoplasia?
Nel plasma possono riscontrarsi alterazioni dei valori di diverse sostanze, alcune delle quali normali costituenti del plasma stesso , come proteine, lipidi, glucidi e minerali, altre invece prodotte da organi e tessuti ed immessi in circolo (di queste ultime fanno parte ormoni ed enzimi prodotte da ghiandole endocrine ed i marcatori tumorali). Queste alterazioni non sono esclusive del tumore, ma anche di altre patologie e, pertanto, non sono diagnostiche di tumore. Comunque, in presenza di neoplasia maligna, le alterazioni biochimiche più frequentemente riscontrabili sono le seguenti:
ipercreatininemia: dovuta il più delle volte ad ostruzione delle vie urinarie da parte del tumore o talvolta legata ad un danno renale da parte di farmaci citostatici nefrotossici come ad esempio il cisplatino;
iperuricemia: più frequentemente dovuta alla massiva distruzione delle cellule tumorali, che si osserva spesso nelle neoplasie ematologiche;
ipoprotidemia: riduzione della concentrazione delle proteine presenti nel plasma, per passaggio di tali proteine dal sangue in alcune cavità dell’organismo, come ad esempio nel cavo pleurico o nella cavità peritoneale;
iperprotidemia: aumento della concentrazione delle proteine presenti nel plasma, per aumentata produzione di proteine come ad esempio avviene in alcune neoplasie ematologiche (mielosa), oppure per perdita della componente liquida del sangue come avviene negli stati di disidratazione;
ipoglicemia: riduzione dei valori di glicemia, dovuta ad esempio a tumori secernenti insulina;
iperglicemia: aumento dei valori della glicemia, dovuta a neoplasie secernenti corticosteroidi oppure al massiccio impiego di cortisonici che può verificarsi nel paziente oncologico;
ipercalcemia: aumento del livello ematico del calcio per effetto della distruzione dell’osso che può osservarsi nei pazienti con metastasi ossee multiple oppure per la comparsa di sindromi paraneoplastiche (produzione da parte del tumore di sostanze che mobilizzano il calcio dall’osso);
iperbilirubinemia: aumento della concentrazione ematica della bilirubina prodotta nel fegato, spesso legata ad una ostruzione delle vie biliari da parte del tumore che ne ostacola il passaggio nell’intestino (si manifesta con ittero e cioè con una pigmentazione giallastra della cute).
- Che cosa sono i markers tumorali?
I markers tumorali di prima generazione sono proteine e/o enzimi la cui presenza nel sangue e/o in altri liquidi biologici (urine , feci….) può correlarsi alla presenza di una neoplasia; essi sono di largo impiego clinico ed anche per questo sono distinti dai marcatori di seconda, terza e quarta generazione che, sebbene più specifici, non vengono ancora utilizzati routinariamente a causa degli alti costi e di una sensibilità ancora da dimostrare. I markers sono interpretabili solamente da parte del medico curante a causa della necessità di contestualizzare i risultati al singolo caso clinico.
- L’aumento del valore ematologico di un marcatore tumorale può avere significato diagnostico?
Elevati livelli di marcatore da soli non consentono di porre diagnosi, ma devono essere usati , in tal senso, in associazione con altri tests diagnostici; ciò anche in considerazione del fatto che elevati livelli possono osservarsi in diverse neoplasie benigne ed anche in patologie non neoplastiche (bassa specificità) e che normali livelli possono riscontrarsi in tumori maligni di vario tipo (bassa sensibilità).
- L’aumento del valore ematologico di un marcatore tumorale può avere significato prognostico?
Nella maggior parte dei casi l’aumento di tali sostanze può avere un valore predittivo sulla prognosi della malattia (come ad esempio nei tumori del testicolo in cui valori di βHCG>1000 sono indicatori di cattiva prognosi) e sulla eventuale risposta alla terapia.
Inoltre, dosaggi ripetuti nel corso del tempo, possono essere d’aiuto per il monitoraggio della malattia.
- Quali sono i markers tumorali più frequentemente utilizzati in oncologia?
AFP (alfafetoproteina )
E’ una proteina prodotta normalmente dal fegato del feto e dalle cellule del sacco vitellino.
Aumenta fisiologicamente durante la gravidanza; può aumentare nelle epatiti acute e croniche. L’AFP è un marker molto utile nelle seguenti neoplasie :- tumori germinali non seminomatosi gonadici ed extragonadici
valori elevati alla diagnosi nell’85-90% dei casi
utile il monitoraggio del tempo di dimezzamento nel post-operatorio per valutare la radicalità dell’intervento
utile il monitoraggio durante la chemioterapia per valutare la risposta al trattamento (la persistenza di valori elevati alla fine della chemioterapia è comunque indice di persistenza della malattia anche in presenza di esami radiologici negativi )
valori molto alti sono indicatori di cattiva prognosi- epatocarcinomi
valori elevati alla diagnosi nel 50% dei casi in pazienti con epatite cronica e cirrosi, valori di AFP> 500 ng/ml associati a reperti TAC tipici consentono di porre diagnosi, anche in assenza di accertamenti bioptici.
βHCG (β-gonadotropina corionica umana)
Viene utilizzata per la diagnosi di gravidanza.
Come l’AFP è un marker molto utile nei:- tumori germinali non seminomatosi gonadici ed extragonadici
valori elevati alla diagnosi nell’85-90% dei casi
utile il monitoraggio del tempo di dimezzamento nel post-operatorio per valutare la radicalità dell’intervento
utile il monitoraggio durante la chemioterapia per valutare la risposta al trattamento (la persistenza di valori elevati alla fine della chemioterapia è comunque indice di persistenza della malattia anche in presenza di esami radiologici negativi )
valori di βHCG elevati sono indicatori di cattiva prognosiCA 125
E’ un marcatore della famiglia delle mucine, prodotto normalmente dall’epitelio che riveste le membrane sierose dell’organismo (peritoneo, pleura, pericardio). Infatti valori moderatamente elevati (fino a 300-400), sono frequenti nei pazienti con versamenti pleurici o ascite di natura non neoplastica. Aumenti inferiori sono possibili in diverse patologie ginecologiche come endometriosi, fibromi uterini, cisti ovariche benigne……
Il dosaggio del CA 125 è molto utile nelle seguenti neoplasie:- tumori dell’ovaio (soprattutto istotipo sieroso)
l’entità dell’aumento è correlato con lo stadio e la “quantità” della malattia e con prognosi più sfavorevole
utile il monitoraggio durante la chemioterapia per valutare la risposta al trattamento - tumori a varia origine nei quali comunque vi sia un coinvolgimento delle sierose (neoplasie polmonari, gastrointestinali, mammarie, vescicali)
CA 15-3
E’ un marcatore della famiglia delle mucine, che viene utilizzato nella pratica clinica soprattutto nel carcinoma della mammella, dove un aumento dei suoi valori può essere d’aiuto nelle seguenti situazioni:
- nel monitoraggio della malattia metastatica, per valutare l’efficacia di una terapia
- nel follow-up dove, talvolta, può precedere la manifestazione clinica della malattia
CA 19-9
E’ un marcatore della famiglia delle mucine; valori aumentati possono essere riscontrati anche in patologie benigne del tratto gastroenterico, del pancreas, del fegato, in alcune nefropatie e nelle malattie reumatiche.
Il dosaggio del CA 19-9 può essere utile nelle neoplasie del tratto gastroenterico, del tratto respiratorio e genito-urinario, soprattutto nel monitoraggio della malattia in corso di trattamento.
Soltanto nel carcinoma del pancreas, concentrazioni elevate, in genere >200, possono assumere significato diagnostico e cioè possono indurre il sospetto della presenza della neoplasia in un soggetto sano.CEA
E’ una glicoproteina la cui concentrazione ematica può essere elevata in diverse situazioni di flogosi acuta o cronica (fumatori, poliposi intestinale, bronchite cronica, epatiti, ulcera peptica, pancreatine etc.)
Il CEA aumenta negli adenocarcinomi del colon-retto e del polmone, ma anche nel carcinoma mammario, nel carcinoma gastrico, del pancreas, del corpo dell’utero e della vescica.
Viene utilizzato sopratutto nei tumori del colon-retto:- nel monitoraggio della malattia, per valutare l’efficacia dei trattamenti
- nel follow-up post-chirurgico per il possibile significato predittivo che può avere un suo aumento ai fini di una anticipazione diagnostica
- come fattore prognostico (valori elevati pre-intervento possono correlare con una prognosi peggiore).
PSA (antigene specifico prostatico )
E’ un enzima (proteasi) che determina la liquefazione del liquido seminale, permettendo in tal modo il movimento degli spermatozoi.
A differenza della maggior parte dei marcatori , il PSA è un marcatore tessuto-specifico ma non cancro-specifico e cioè la sua concentrazione nel siero può aumentare solo per patologie prostatiche e non per tumori di altri organi.
Il tessuto prostatico normale e quello della ipertrofia prostatica benigna producono più PSA per grammo rispetto al tessuto tumorale, ma nel cancro i valori ematici di PSA sono più elevati per un danno tessutale che ne permette un maggiore passaggio nel sangue.
Nell’adenocarcinoma prostatico il dosaggio del PSA può avere:
valore diagnostico: livelli di PSA sierico elevato correlano direttamente con alta probabilità di presenza di neoplasia prostatica;Per valori elevati, può essere anche giustificato non procedere ad accertamento bioptico.
valore prognostico: il monitoraggio dei valori di PSA, consente una valutazione della efficacia dei trattamenti, sia nella malattia metastatica che dopo chirurgia.
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