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Che cos'è la malattia da reflusso gastroesofageo
Autore/Fonte: AstraZeneca Italia
Ultimo aggiornamento 27/07/11
- Quali sono le cause?
Nei soggetti che soffrono di MRGE, il reflusso, generalmente acido, può avvenire più frequentemente o per un tempo più lungo e, pertanto, aumenta l'esposizione della mucosa dell'esofago all'azione lesiva dell'acido e degli enzimi contenuti nel succo gastrico. Le cause possono essere diverse. Una di esse è l'anomalo funzionamento di una piccola valvola, posta tra esofago e stomaco, chiamata Sfintere Esofageo Inferiore (SEI). In condizioni di normalità, il SEI agisce come valvola a senso unico, impedendo al contenuto dello stomaco di tornare nell'esofago. Se il SEI non funziona bene, si rilascia frequentemente, permettendo al contenuto gastrico di refluire nell'esofago. Al suo cattivo funzionamento possono contribuire cattive abitudini di vita, come fumo o consumo eccessivo di caffè, ed alcuni farmaci, come ad esempio i calcio-antagonisti, o situazioni patologiche, ad esempio, la presenza di un'ernia iatale. Un'altra causa è rappresentata dal rallentamento dello svuotamento gastrico (passaggio del cibo dallo stomaco all'intestino), dovuto a uno stomaco "troppo pieno" oppure ad alimenti particolari (ad es. cibi grassi e cioccolato).
- Quali sono i principali sintomi?
Due sono i principali sintomi della MRGE: pirosi e rigurgito.
La pirosi può essere definita come una "sensazione di bruciore che sale dallo stomaco o dalla parte bassa del torace fino al collo". Questo sintomo ha la tendenza a comparire o a peggiorare in alcune condizioni particolari:- dopo un pasto
- in seguito a sforzi fisici
- durante il riposo notturno
Un altro sintomo tipico di MRGE è il rigurgito, che consiste nel ritorno in gola o in bocca di materiale acido o amaro.
Anche il rigurgito, si manifesta, in genere, dopo pasti abbondanti, con la posizione supina o con la flessione del busto in avanti.
In alcuni pazienti, poi, possono essere presenti anche difficoltà di deglutizione, nausea, gonfiore e senso di sazietà precoce.
- Quali possono essere le conseguenze?
Chi soffre o pensa di soffrire di MRGE deve sempre rivolgersi al proprio medico curante e seguire con attenzione le sue prescrizioni.
La MRGE, infatti, è una malattia cronica che non guarisce spontaneamente, ma anzi tende a ricomparire.
Se non trattata in maniera corretta, la MRGE, può dare luogo a conseguenze anche gravi, come:- esofagite (infiammazione) che può essere accompagnata da lesioni della mucosa esofagea
- ulcere (perdita di sostanze) della mucosa esofagea
- stenosi (restringimenti) dell'esofago dovuta all'infiammazione
- Cosa fare?
Alcuni pazienti che soffrono di MRGE possono ottenere un miglioramento della frequenza e della severità dei sintomi ricorrendo a semplici modifiche dello stile di vita:
- innalzare di 20-25 cm la testiera del letto
- evitare di riposare dopo mangiato
- ridurre i grassi ed i fritti nella dieta
- prestare attenzione ad alcuni cibi (cioccolata, menta, caffè, tè, agrumi, pomodori, cipolle, bevande gasate, cibi speziati)
- evitare alcool e fumo
- perdere i chili in eccesso
- non indossare vestiti stretti
È, però, importante sottolineare come queste misure da sole, molto spesso, non siano sufficienti a "curare" la malattia che può essere controllata solo con un corretta terapia medica.
Questa viene attuata con due principali tipologie di farmaci:- gli antiacidi, che neutralizzano l'acido presente nello stomaco; questi farmaci hanno una breve durata d'azione e sono generalmente efficaci solo per controllare la sintomatologia lieve.
- gli antisecretori, che riducono la produzione di acido da parte dello stomaco; questi farmaci hanno un'azione duratura, e permettono sia di controllare i sintomi, sia di guarire le lesioni dell'esofago.
- Quanto è importante parlare dei propri sintomi al medico?
È fondamentale.
La MRGE, infatti, è una malattia che il medico può facilmente diagnosticare sulla base dei sintomi descritti dal paziente. Se hai compilato il questionario sarà utile mostrarlo al tuo medico.In alcuni casi, il medico potrà decidere di approfondire la diagnosi con alcune indagini, come la pHmetria, la manometria e l'endoscopia.
La pHmetria misura il pH, ovvero il grado di acidità presente nell’esofago e/o nello stomaco. È attuata con una sottile sonda che viene inserita nell'esofago, facendola passare attraverso il naso, e qui lasciata per 24 ore; con questo esame vengono registrati il numero e la frequenza degli episodi di reflusso acido che si verificano nelle 24 ore.
La manometria dell'esofago è un'indagine particolarmente accurata che permette di misurare il tono muscolare dello sfintere esofageo inferiore e di evidenziare come il cibo avanza in questa prima parte del tubo digerente.
L'endoscopia è un esame che consente di osservare l'esofago e lo stomaco con una sonda a fibre ottiche che viene fatta passare attraverso la bocca. La sonda è un tubicino piccolissimo e flessibile, che permette di rilevare la presenza di ulcere o di aree infiammate dell'esofago e dello stomaco e che consente anche di prelevare piccoli campioni di tessuto (biopsia) per analizzarli.
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